LE TEORIE NEUROPSICOLOGICHE DELLE EMOZIONI, LA TEORIA COSTRUTTIVISTA DELLE EMOZIONI

LE TEORIE NEUROPSICOLOGICHE DELLE EMOZIONI

Le teorie neurofisiologiche delle emozioni si occupano di individuare i meccanismi fisiologici che stanno alla base dell'esperienza emotiva. Esse si dividono in due filoni principali, che propongono concezioni opposte sull'origine delle emozioni: la teoria periferica e la teoria centrale.

Teoria periferica: l'emozione deriva da uno stimolo esterno che, attraverso i sensi, provoca una reazione fisiologica nell'organismo. Il sistema nervoso centrale registra questi cambiamenti corporei, come l'aumento del battito cardiaco o la sudorazione, e da essi nasce l'emozione. In questa prospettiva non tremiamo perché abbiamo paura, ma proviamo paura perché stiamo tremando. La reazione fisica è quindi sufficiente a generare

l'emozione corrispondente: ad esempio: sorridere può indurre un cambiamento fisiologico che porta a provare felicità.

Teoria centrale: sostiene che le emozioni abbiano origine all'interno del sistema nervoso centrale. Secondo questo approccio sono i circuiti neurologici interni ad attivare e regolare le emozioni, e solo successivamente ne viene determinata l'espressione fisica.

Questa teoria ammette inoltre che un'emozione possa essere provata senza essere necessariamente manifestata esteriormente: una persona può sentirsi triste ma decidere di non esprimere la propria emozione attraverso il pianto.

LA TEORIA COSTRUTTIVISTA DELLE EMOZIONI

La teoria costruttivista si pone in contrasto con le teorie psicoevoluzioniste, come quelle avviate da Darwin e sviluppate da Ekman, secondo cui le emozioni hanno una base innata e universale. Per i costruttivisti, invece, le emozioni non sono naturali o biologicamente determinate, ma prodotti culturali e sociali.

Secondo questa prospettiva gli stati emotivi vengono appresi attraverso l'educazione e hanno la funzione di regolare le interazioni sociali. Ogni cultura sviluppa specifiche configurazioni emotive, fondate su pratiche sociali condivise, sistemi di credenze e valori comuni. Fin dalla nascita l'individuo impara come esprimere e gestire le emozioni sulla base dei significati condivisi nel proprio contesto culturale. Le espressioni facciali non sarebbero quindi universali, ma veri e propri codici comunicativi convenzionali, appresi durante l'infanzia e diversi da cultura a cultura. Di conseguenza, per comprendere le emozioni è fondamentale considerare il contesto sociale e culturale in cui esse si manifestano. In questa visione le emozioni assumono importanza soprattutto per la comunicazione e l'interazione sociale, più che per l'adattamento biologico della specie.



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