HARRE' E LA RELATIVITA' CULTURALE DELLE EMOZIONI
HARRE' E LA RELATIVITA' CULTURALE DELLE EMOZIONI
Uno dei principali sostenitori dell'approccio costruttivista è lo psicologo neozelandese Rom Harré, secondo il quale nulla è innato e tutto, comprese le emozioni, è appreso. Harré introduce il concetto di relatività culturale delle emozioni, sostenendo che le emozioni variano da cultura a cultura sia nel modo in cui vengono espresse sia nella qualità e nell'intensità con cui vengono vissute.Secondo Harré, in alcune culture esistono emozioni che non sono presenti in altre. Un esempio è l'AMAE, tipica della cultura giapponese, che indica una richiesta di cura e protezione rivolta a una figura autorevole. Questa forma di
"piacevole dipendenza" è socialmente accettata anche negli adulti, come nel rapporto tra figli maschi e madri. Nelle culture occidentali, che valorizzano l'autonomia e l'indipendenza, un comportamento simile sarebbe tollerato solo nei bambini piccoli.
Harré sostiene inoltre che le emozioni possano variare anche nel corso della storia. L'accidia, ad esempio, nell'antichità indicava uno stato di indifferenza e assenza di dolore, mentre con la morale cristiana ha assunto una connotazione negativa, diventando uno dei sette peccati capitali. Oggi questa emozione sembra essere scomparsa, tanto da non far più parte del repertorio linguistico della nostra cultura.

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